Le analisi dei reperti carpologici a Vetricella e la gestione delle risorse agrarie

Il rinvenimento di macroresti botanici come cereali, legumi e frutti in alcune aree dello scavo di Vetricella (Scarlino, GR) ha indicato la presenza nel sito di attività collegate allo stoccaggio ed uso di risorse agrarie. Le analisi di questi reperti carpologici proseguono congiuntamente nei laboratori del Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’ Università degli Studi di Siena e del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli (Fig.).

(Fig.) Divisione tassonomica dei resti carpologici al microscopio ottico

L’elaborazione dei dati carpologici è un importante tassello nella ricostruzione delle dinamiche economiche che hanno interessato la Toscana meridionale a partire dal IX secolo e che rappresentano una delle principali tematiche di ricerca del progetto nEU-Med. Le indagini paleoambientali condotte nel bacino del fiume Pecora hanno evidenziato come, dalla seconda metà del IX secolo, si realizzi nell’area un’importante attività di deforestazione per incrementare le aree coltivabili ed espandere il paesaggio agrario. Questo intervento diretto del potere regio sul territorio concretizza la necessità di nuovi meccanismi di gestione ed uso delle risorse agrarie, finalizzati alla produzione sistematica di un surplus alimentare, già individuato dalle analisi archeobotaniche condotte in altri siti della Toscana meridionale.

L’analisi dei dati carpologici di Vetricella è quindi di fondamentale importanza per comprendere ovviamente la qualità della locale produzione agroalimentare, ma soprattutto il contributo delle ampliate e rinnovate risorse agrarie nello sviluppo degli insediamenti e più in generale nella crescita socio-economica del territorio.

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